La Costituzione della Repubblica Italiana di Aurora Destro

Tema su La Costituzione della Repubblica Italiana

La Costituzione è la carta dei diritti e dei doveri di ogni cittadino italiano, è la carta delle regole della nostra democrazia. Ha sessant’anni ma è ancora viva e vitale; sta alla responsabilità dei giovani di oggi conoscerla e farsene strumento per la crescita propria e per il futuro dell’Italia.

Giovani d’oggi e giovani di ieri.

Sono seduta su un lato dell’ampio tavolo quadrato. Il lampadario liberty pende dal soffitto, immobile. Lei è di fronte a me; il bianco lucente dei capelli fa risaltare la carnagione del viso sfiorata dai primi raggi di sole primaverile.
Lei. Aveva la mia età quando ha sentito parlare per la prima volta della Assemblea Costituente, dopo venti aspri anni di fascismo e progressiva negazione delle libertà personali. Un senso di frizzante curiosità mi pervade.
“Nonna, com’era la situazione in Italia nel periodo in cui si è cominciato a sentir parlare della Costituzione? Che aria si respirava?”
“Beh, si respirava felicità - felicità che fosse finita la guerra, contentezza, non c’erano più bombe, non c’erano pericoli – nonostante le distruzioni delle case e delle scuole. Eravamo preoccupati per parenti e conoscenti ancora al fronte, però pieni di speranza. Era finita la guerra ed era finito il fascismo.” “Si erano ricostituiti i partiti e i sindacati, le libere associazioni, tutti impegnati a costruire il tessuto democratico; invitavano noi giovani alle assemblee e alle riunioni. I ragazzi e le ragazze erano molto impegnati, c’era una nuova volontà di costruire la democrazia e un regime di libertà. Andavamo a ballare, nonostante la fame ed i vestiti..insomma, un po’poveri. C’erano un sacco di feste.”
“E la Costituzione? Ne sentivate parlare?” (senza internet e senza televisione penso fra me e me)
“Andavamo ai comizi e alle assemblee. Ovviamente qualcosa ci sfuggiva, data l’inesperienza, e soprattutto perché non si era abituati alla discussione politica. Nel 1946 tutti andavano a votare per la costituente e io (non ancora ventunenne) ero invidiosa dei ragazzi più grandi che potevano farlo!”. Ride. “La novità assoluta erano le donne, non avevano mai votato prima! Il diritto al voto è stato raggiunto nel gennaio del ’45, era stato emanato dal comitato di liberazione nazionale. Il governo provvisorio – composto dai rappresentanti di tutti i partiti antifascisti - , lo decise prima ancora di uscire dalla guerra: le donne erano state essenziali durante la resistenza. Avevano funzioni di collegamento tra i comandi della brigata partigiana e le formazioni operative, erano le staffette, o curavano i feriti e proteggevano i dissidenti della Repubblica di Salò. Rischiavano la vita.”
Mi accorgo che in realtà la domanda è sviata, ma mi piace così, sono racconti essenziali per capire il clima di quegli anni.
“Quindi il processo costituente era un evento molto sentito?”
“Ce n’era il bisogno. Durante le elezioni noi ragazzi eravamo sempre in giro, curiosi, a guardare le code degli elettori, tutti vestiti a festa, contenti. Al fronte della gioventù e tra i giovani politicizzati se ne parlava. Sapevamo che stavano facendo la Costituzione. I giornali (solo tre allora) pubblicavano degli articoli sul dibattito in corso nella costituente.”
“C’erano dei punti particolarmente discussi?”
“Mmm..non mi ricordo, ero troppo giovane”. Sorride e gli occhi le brillano. So che la sua mente si sta immergendo nei ricordi di quella felicità tanto attesa, della voglia di libertà, di democrazia.
“Alla federazione giovanile comunista si discuteva del diritto al lavoro. C’era disoccupazione, le fabbriche erano distrutte e i reduci tornavano dal fronte. L’economia era da ricostruire.” Tra le mani ha la sua piccola Costituzione blu scuro, apre il libretto e lo sfoglia. “Che bella la nostra Costituzione, è la nostra bibbia!” dice orgogliosa “Ogni volta che la rileggo mi accorgo quanto è attuale”. Annuisco, e lo penso anch’io. “Ecco Aurora: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. È il primo articolo, ed è importantissimo. Vuol dire che la forza del nostro paese dipende da quello che fa la gente. È una delle prime frasi perché lavorare è una necessità. La nazione, dopo la guerra, era distrutta, i giovani lavoravano per pochissimo, per ricominciare, per ricostruire; eravamo tutti pervasi dalla voglia di vivere in modo migliore, di libertà, di creare, di partecipare. – Adesso forse c’è stato un cambio di valori: l’Italia è fondata sulla ricchezza. È questo il valore superiore?” dice con satira pungente. “Con la rinascita del tessuto democratico gli organi sindacali, le associazioni giovanili e femminili si sono riferiti alla Costituzione; ne hanno compreso il suo senso più profondo.
Essa dice che il lavoro non viene lasciato in mano alle leggi del mercato, ma lo stato riconosce il compito di proteggerlo. Furono così create le liste di collocamento, delle organizzazioni che favorivano l’accesso al lavoro ed il rientro di moltissime persone. Oggi esistono le facilitazioni per i disabili nel lavoro, dopo trent’anni! Se non ci fosse stato l’impegno dello stato questo non sarebbe assolutamente garantito. E ciò rientra perfettamente in quello che la Costituzione si propone di fare nell’articolo 4” - lo legge a voce alta, con calma - “quindi, in questo caso, lo stato fornisce i contributi di lavoro, in modo che ognuno svolga il suo dovere secondo le proprie possibilità.” Scandisce bene le parole “Ed è stato un grandissimo cambiamento, molto importante! Perché in queste righe viene ribadito il concetto della necessità di lavorare; è un principio, lavoro significa affermare la propria personalità e dignità.”. Le mani, delicate, scorrono decise le pagine del libricino blu oltremare; gli occhi cercano vispi - nonostante l’ora tarda - , si fermano. “Ecco qua, nella sezione dei rapporti economici (articoli 37-38) si parla della tutela del lavoro e dei diritti dei lavoratori, si fissa il limite minimo d’età e viene garantita l’assistenza sociale”.
“Con la fine della guerra ci si coordina, l’organizzazione sindacale è libera. E, altra cosa molto importante, si sentono pronunciare parole prima proibite, come sciopero e cooperazione, che vengono sanciti rispettivamente come diritto e riconoscimento (articoli 39-45). Recentemente le cooperative hanno ricevuto degli attacchi per quanto riguarda le agevolazioni che ricevono; la retribuzione dei dipendenti si basa sui contratti di lavoro, ma il guadagno della cooperativa non va ad aumentare gli stipendi o arricchire il padrone, ma serve ad espanderla, insomma, no ghe xe el paron che comanda!” e mi fa ridere. Ci guardiamo negli occhi un attimo e le chiedo se c’è un altro argomento della ‘sua bibbia’ che le sta particolarmente a cuore, sapendo già la risposta.
“Beh, l’articolo 3 è molto importante, nella seconda parte prevede il cambiamento delle situazioni generali alle quali la Repubblica si dovrà adeguare; la Costituzione stabilisce così un principio dinamico per soddisfare le esigenze nuove. Ciò vale ancora oggi, infatti l’uguaglianza di fronte alle leggi si scontra spesso con la mentalità. Per questo tra le prime righe appare la negazione delle distinzioni fra i cittadini di fronte alla legge. La prima di cui parla è quella del sesso.”
“Con la fine della guerra si è finalmente compresa la necessaria parità delle donne, come riconoscimento per il ruolo fondamentale svolto; ribadita nella sezione dei rapporti economici (articolo 37), nel quale oltre agli stessi diritti si fissa una pari retribuzione donna-uomo. Una volta lo stesso lavoro era pagato il 40% in meno rispetto a quello degli uomini, ed è documentato dalle tabelle salariali; molte carriere erano precluse. Quella del magistrato, universitaria, la direzione degli uffici pubblici, quasi nessuna faceva questi lavori – il fascismo aveva emanato della apposite leggi tra l’altro -. La parità di salario è stata tradotta in legge effettiva negli anni Sessanta, con il rinnovo dei contratti salariali, mentre l’articolo 31 e 32” - ne legge dei pezzi - “sono stati la base del movimento femminile, che conquista scuole materne, asili nido e servizi per i disabili.”
“Dopo trent’anni (quindi nel 1975) è stato riformato il codice del diritto alla famiglia, che garantiva la patria potestà, l’educazione e la scelta della scuola all’uomo: ‘il capo famiglia’. Questa è una ‘società naturale fondata sul matrimonio’ (articolo 29); è proprio questo articolo che funge da presupposto per la legge sul divorzio confermata dal referendum. Ci si scontrava con quelli che volevano la presenza di un capo famiglia, senza parità, rispetto, fiducia reciproca e pari responsabilità…ed è merito della Costituzione se oggi è così!” si ferma un attimo ed io annuisco. “No xe che il maschilismo sia morto eh! Come il razzismo e le discriminazioni in genere!”.
“È Fondamentale che la Costituzione sia stata composta da principi condivisi da ogni partito, erano uniti contro il fascismo, sono loro i padri della carta dei diritti e dei doveri. Questa condivisone di ideali profondi è un concetto che oggi bisogna riprendere, non possono esserci leggi e governi che la mettono in discussione! I cardini della Costituzione (il fine di TUTTI i partiti) sono due: la democrazia - le libertà politiche, di opinione, di stampa - e i diritti della persona - il contrario dei caratteri di una dittatura, dove l’individuo è considerato al servizio dello stato, non è così in uno stato democratico!”
“Nonna, le aspettative che avevi alla mia età si sono realizzate?”
Mi guarda ed il viso le si illumina “Beh, per le donne un cambiamento c’è stato sicuramente” e sorride “è cambiata la società; le donne hanno dato un apporto straordinario in tutti i campi! L’immagine femminile è cambiata, prima il “compito” della donna era la famiglia, il lavoro solo se necessario economicamente. Per ‘l’angelo del focolare’ o ‘la regina della casa’ sono cambiate le condizioni, grazie ai presupposti della Costituzione, che sono stati tradotti - con fatica eh! – in leggi effettive, che spesso, purtroppo, si scontrano con la mentalità italiana. Ecco Aurora, oggi si potrebbe parlare di diritti a rischio… ma parlare della Costituzione è un discorso mai finito.”
È tardi, capisco che è stanca, e lo sono anch’io. Arrivata a casa quella sera penso alla nonna, come poteva essere da giovane. Una bella ragazza, che andava a ballare con il suo vestito blu a bolli, con la voglia di divertirsi e di vivere la nuova contentezza. La immagino piena di energie e curiosità, come me, con delle aspettative importanti e la volontà di cambiare, la voglia di uno paese più libero, dove ognuno viene messo nelle condizioni per potersi realizzare ed affermare la propria dignità. Forse sono ‘un po’ all’antica’. Penso alla maggioranza dei giovani d’oggi, piuttosto inerti rispetto alla collettività e l’impegno sociale, molto attivi di fronte alla playstation. Il fine è la ricchezza, raggiunta con la furbizia ed il calpestamento delle altre persone. Un testo come la Costituzione della Repubblica Italiana meriterebbe veramente di essere ‘la nostra bibbia’, sarebbe necessario. È una progressiva perdita di valori quella a cui andiamo incontro?